Azerbaigian
Land of Fire

L’Azerbaigian è lo Stato più esteso della Regione del Caucaso meridionale. Con 86.600 km2, affaccia a Est sul bacino del Mar Caspio, e confina a Ovest con Georgia ed Armenia, a Nord con la Federazione Russa e a Sud con l’Iran. Fa parte del territorio della Repubblica dell’Azerbaigian l’exclave di Nakhichevan, che estende anche alla Turchia i confini dello Stato. Il Paese, per metà montagnoso, grazie alla varietà morfologica ha caratteristiche uniche per clima, flora, fauna e paesaggio. Temperature e climi variano molto, e in esso sono presenti 9 delle 11 zone climatiche note.

L’Azerbaigian, che con una popolazione di oltre 9 milioni di abitanti è anche lo Stato più popoloso dell’area, affianca alla ricchezza naturalistica ingienti risorse minerarie, e in particolare grandi riserve di petrolio e gas naturale.

Posto sull’Antica Via della Seta, crocevia di popoli e culture, l’Azerbaigian ha sempre avuto forti legami con l’Occidente e con l’Europa, in tutto il percorso della propria storia. Legame determinato non solo da fattori economici ma dalla condivisione, da sempre, dei valori europei ed occidentali. Il primo culto religioso e monoteista praticato in Azerbaigian risale al zoroastrismo. La religione ufficiale azera dal IV secolo è stata il cristianesimo nella sua forma di albanesimo caucasico; l’Islam è giunto solo nel VII secolo. Il paese ha sempre guardato in direzione dell’Europa, e dopo il crollo dell’Unione Sovietica la domanda è stata quale fosse la direzione da prendere, si è dibattuto sulle opzioni possibili, sono state ricevute pressioni, ma nella pubblica opinione non c’è mai stato dubbio sulla scelta del modello di sviluppo europeo e il consenso è stato di tutte le espressioni civili e politiche del paese.

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Dopo una partentesi di indipendenza risalente al biennio 1918-1920, che aveva visto la nascita della Repubblica democratica dell’Azerbaigian, lo Stato ha riacquistato la sua indipendenza con il crollo dell’Unione Sovietica. E’ del 30 agosto del 1991 la dichiarazione del Consiglio supremo della Republica “sulla restituzione dell’indipendenza della Repubblica dell’Azerbaigian”, seguita da un atto costituzionale del 18 ottobre e da un referendum il 29 dicembre.

I principi generali della Costituzione della Repubblica dell’Azerbaigian, approvata con referendum del 12 Novembre 1995, delineano una Repubblica democratica, costituzionale, secolare ed unitaria.

In poco più di 20 anni dall’indipendenza, l’Azerbaigian ha assunto un ruolo centrale nello scacchiere internazionale, grazie ad uno sviluppo economico che ha permesso di passare quasi indenne dalla grave crisi economica internazionale degli ultimi anni.

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L’Azerbaigian è noto ai più grazie alla portata delle sue risorse energetiche. A tal proposito, occorre evidenziare che esso è un paese la cui vocazione industriale nasce già a metà ‘800, e nel 1901 lo Stato era il primo al mondo nell’industria petrolifera, con il 51% della produzione mondiale. In Azerbaigian che si è costruito il primo oleodotto e la prima piattaforma offshore, centro di uno sviluppo intenso che ha avvicinato esperti e tecnici di altri paesi.

Tale processo ha contribuito a rendere il paese aperto, con una società multiculturale e multi confessionale, ricettiva. A ciò si è aggiunto ora anche il processo di estrazione del gas; l’attività industriale di base deriva dunque senza dubbio dalle fonti di energia. Ma mentre il settore energetico ha permesso una crescita economica, le attività non-oil sono oggi quelle che più stanno a cuore al governo. I principali obiettivi sono quelli dello sviluppo delle regioni, delle aree rurali, e riguardano ammodernamento delle infrastrutture, agricoltura, lavorazioni di generi alimentari, turismo, per creare le condizioni che permettano il fiorire delle presenti potenzialità.

La capitale dello stato è Baku, città moderna e ricca di servizi, che attualmente non ha bisogno di ulteriore sviluppo e la maggior parte del denaro viene ora impiegato nella periferia del paese.

Ugualmente la priorità è ora lo sviluppo industriale non-oil. I proventi del settore energetico vanno tutti nello sviluppo degli altri settori: di grande rilevanza il progetto di sviluppo tecnologico.

Anche i trasporti rivestono nel paese grande importanza, e negli ultimi anni sono stati investiti 5 miliardi di euro in questo settore ripartito tra strade, ferrovie, trasporto aereo e marittimo. Viene poi data grande attenzione al sociale, all’istruzione, alla cultura, e il Ministero della Cultura è uno dei maggiori fruitori degli aiuti del governo.

In generale, l’Azerbaigian persegue una politica per i giovani ben ponderata e mirata. Dal 1993, sono stati fatti passi molto importanti nel settore delle politiche giovanili. A seguito del lavoro svolto, la gioventù azera ha compiuto importanti attività e ha ricoperto un ruolo notevole nella società.

Su proposta dei giovani, un Fondo Gioventù dell’Azerbaigian è stato fondato diversi anni fa. Il fondo è finanziato principalmente dal fondo di emergenza del presidente. Si tratta di una manifestazione del nostro atteggiamento nei confronti della politica per la gioventù in quanto il fondo di emergenza è destinato esclusivamente per i più importanti progetti nazionali. Il Fondo Gioventù è in funzione con successo e diversi progetti sono stati implementati. I giovani sono coinvolti in questo lavoro, e il Fondo Gioventù utilizza i suoi fondi per vari progetti legati al futuro del paese e agli sviluppi che in esso avvengono.

Lo sviluppo dell’Azerbaigian è molto dinamico e avviene con successo. Negli ultimi anni, l’Azerbaigian è stato il paese con più rapida crescita al mondo.

L’istruzione è per il Paese un punto focale: in Azerbaigian viene riservata grande attenzione per la formazione dei giovani, la scuola è obbligatoria fino al livello del diploma superiore, con un tasso di alfabetizzazione del 99.8%. Il sistema universitario è compatibile con il sistema europeo. Le scuole e le numerose università sono prevalentemente statali. Il governo destina grandi somme per lo studio all’estero di studenti universitari, individua quali specializzazioni siano ritenute prioritarie; tutte le spese vengono rimborsate, con l’obbligo per gli studenti che ne usufruiscono di tornare a fine laurea in Azerbaigian e rimanervi a lavorare per 3 anni, impiegati in lavori individuati e pagati dallo Stato. Esiste una fondazione che premia i giovani ricercatori, dà denaro alle start up di giovani imprenditori, fornisce prestiti agevolati; anche le banche sostengono le start up e le giovani famiglie con mutui ad interessi speciali. Sono stati recentemente avviati nel paese 23 centri di aggregazione giovanile, clubs dove incontrarsi e organizzarsi, aperti alle iniziative sociali giovanili, conferenze, attività sociali. Vegono organizzati per i giovani incontri internazionali. Nel 2013 Roma è stata la meta per oltre 500 giovani azeri che frequentano università all’estero per un forum interattivo a spese del Governo.

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Il reddito medio in Azerbaigian  è di 7.000 euro annui, in crescita costante. Il sistema pensionistico provvede ad un buon sostegno che si rivaluta nel tempo, molta considerazione  viene riservata al benessere della popolazione e alla soddisfazione dei cittadini. Nel 2013 il PIL è stato di 75 miliardi di dollari. Di questa cifra 31 miliardi sono generati nei settori non-oil, e questa proporzione cresce stabilmente.  Ciò vale a dire che il 48% del PIL deriva da settori diversi da quelli energetici.

Il settore energia si è sviluppato dopo l’indipendenza, nel ’93-’94, ed è cresciuto soprattutto grazie agli investimenti stranieri, ma il non-oil è frutto degli investimenti interni. Se si osservano le cifre si nota come alcuni settori siano cresciuti molto di più della media, IT e telecomunicazioni 11.8%, costruzioni 20%. Nel 2013 sono stati investiti capitali per 28 miliardi di dollari, di cui 17.5 capitali nazionali, 10.5 stranieri. Nel Paese esiste un Fondo Statale Petrolifero, un Fondo Sovrano, completamente trasparente, sottoposto a controlli e verifiche di società internazionali di rating, soggetto al controllo del Parlamento ed il cui presidente è nominato congiuntamente dal Presidente e dal Parlamento del paese. Questo fondo accumula i proventi delle vendite energetiche e questo denaro viene reimpiegato nel paese per grandi progetti sociali e di strategia nazionale. Grazie a questo fondo sono stati costruiti villaggi per i rifugiati vittime del conflitto del Nagorno Krabakh tra Armenia ed Azerbaigian, persone che hanno vissuto a lungo in campi di fortuna. Sono stati costruiti ospedali, scuole, intere cittadine, beneficiando del fondo petrolifero. Un altro esempio è l’utilizzo di questo denaro per finanziare gli studi all’estero dei ragazzi Azerbaigiani e per la costruzione della linea ferroviaria che collega l’Azerbaigian alla Turchia attraverso la Georgia, e che metterà in collegamento con le linee ferroviarie europee ed asiatiche. La porzione che attraversa il territorio azerbaigiano è un progetto di strategia nazionale, e quindi pagato dal Fondo. Al momento sono in esso disponibili 50 miliardi di dollari.

L’inflazione nel paese è al 2.4%; in 10 anni, dal 2003 al 2013, il tasso di disoccupazione è passato dal 47% al 5.2%. Ciò è avvenuto grazie alla creazione dei posti di lavoro nei settori del non-oil. Il settore energetico può generare profitti ma un numero limitato di posti di lavoro, la vera forza di crescita del paese passa attraverso il non-oil. L’economia reale del paese è in tumultuosa crescita, continuamente vengono inaugurate fattorie, industrie, imprese e progetti locali.

Tali iniziative sono essenzialmente private. Del settore pubblico fanno invece parte diverse grandi entità, come Azerbaigian Airlines; State Oil Company; Ferrovie Azerbaigiani; Shipping Company, la nostra maggiore compagnia marittima; Azerbaigiani Telecom; la tendenza nel futuro per molte aziende pubbliche sarà la loro graduale privatizzazione, alcune già sono compartecipate; per il resto l’economia è privata, comprese grandi realtà industriali.

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L’Italia ha riconosciuto la Repubblica dell’Azerbaigian il primo gennaio 1992, e al riconoscimento è seguito, l’8 maggio dello stesso anno, la firma di un Protocollo bilaterale per lo stabilimento di relazioni diplomatiche. I rapporti tra Italia ed Azerbaigian sono ottimi a tutti i livelli, economico, politico e  cuturale, e l’Italia è il primo partner commerciale dell’Azerbaigian. Molte imprese italiane sono già presenti in Azerbaigian, come grandi industrie, famosi marchi del lusso, e l’Italia è sicuramente ben nota e rappresentata. Ma ci sono ancora ampi spazi di investimento in diversi settori: infrastrutture, strade, ferrovie; protezione e cura dell’ambiente, agricoltura e filiera alimentare, turismo, it e telecomunicazioni, banche e assicurazioni.

Il Paese si offre ora come destinatario per investitori importanti, nel medio e lungo termine, per chi abbia voglia anche di sviluppare produzioni locali, e c’è da comprendere che ciò che si produce in Azerbaigian non è solo per il consumo locale, il paese è al centro di una regione che comprende la Georgia, la Russia meridionale, l’Iran, l’Asia Centrale, una vastissima area. L’Azerbaigian rappresenta il posto migliore dove stabilire un business con uno sguardo internazionale, è un HUB naturale. Inoltre le procedure sono snelle, in 72 ore si apre un’impresa, bastano 3-4 passaggi per ottenere le licenze, il paese è molto accogliente verso l’imprenditorialità e punta soltanto ai prodotti della migliore qualità. Il mercato è molto competitivo: nel paese ci sono agguerriti concorrenti per l’Italia provenienti dagli USA, Germania, Olanda, Turchia, Francia, etc. Anche i costi sono in crescita, con le migliorate condizioni economiche del paese, anche se ancora lontani dagli standard europei. C’è ancora molto spazio per le imprese italiane, che possono trovare ottime condizioni, come l’Ambasciata italiana di Baku e l’Ice possono confermare, e il momento è adesso. Oggi le aziende azere sono pronte a fare investimenti all’estero, e quindi l’invito è non solo a andare in Azerbaigian, ma anche parallelamente valutare investimenti da fare in joint venture. Ad oggi il paese è presente in Georgia, Russia meridionale, Kazakhstan, Turchia, Romania, Bulgaria, Serbia, Montenegro, Svizzera ed è pronto a lavorare con imprese italiane, fare progetti insieme in Italia e altrove, come America del Sud, Sud Est Asiatico, Africa.
Gli investimenti per ora sono diretti al settore energia. In Georgia nel sistema di distribuzione del gas, in Bulgaria in quello del carburante, in Ucraina, Serbia e Montenegro in diversi progetti infrastrutturali; in Svizzera la rete di distribuzione del gas, già della americana Esso, ora è della State Oil Company azera, a Malta l’Azerbaigian ha partecipato ad una holding internazionale per la fornitura di gas e di elettricità generata dal gas.

Dal giacimento Shah Deniz nel Mar Caspio origina il gasdotto BTE, in funzione dal 2006, che va in Georgia e poi in Turchia, lungo 700 chilometri con una capacità di 20 miliardi di metri cubi. La seconda fase di sfruttamento del giacimento prevede la costruzione del gasdotto TANAP – Trans Anatolian Pipeline – che correndo in parallelo al primo gasdotto fino alla Turchia continuerà il percorso, in totale 1800 chilometri, per arrivare poi in Grecia; avrà una capacità iniziale di 16 miliardi di metri cubi per arrivare fino a 60. Il TANAP è un progetto congiunto di Azerbaigian (che partecipa all’80%) e Turchia (20%). Shah Deniz è un giacimento immenso, capace di offrire forniture maggiori, per questo motivo è stato progettato il proseguimento del percorso Tanap; è stato così approvato il gasdotto TAP, Trans Adriatic Pipeline, vincendo la competizione con Nabucco; attraverserà Grecia e Albania per proseguire fino in Italia. L’accordo è stato siglato nel 2013: i 16 miliardi di metri cubi di portata iniziali saranno ripartiti in 8 per l’Italia; 1 per la Grecia; 1 per la Bulgaria, dove il gas arriverà grazie ad una breve ramificazione dal confine greco, e 6 per la Turchia. Subito dopo si passerà alla fase Shah Deniz III, dove si incrementeranno le quantità per ciascun paese, fino ad arrivare ad una portata di 60 miliardi di metri cubi. Il TANAP sarà terminato nel 2018, il TAP nel 2019, quindi tra 5 anni il gas azero arriverà in Italia.

Tale progetto ha una valenza fondamentale sia per ragioni economiche che politiche: rappresenta l’unico progetto realistico per fornire gas all’Europa in parallelo e parziale alternativa alla Russia.

Una delle priorità per il governo è lo sviluppo dello sport. Nel 2015 i primi Giochi Europei si svolgeranno in Azerbaigian, e sarà un evento storico. La decisione di ospitare i primi Giochi Europei è stata presa a Roma l’8 dicembre 2012.

Ciò rappresenta per il Paese una grande soddisfazione, ed insieme una grande opportunità per mostrare le sue attrazioni turistiche, che costituiscono un rarissimo mix di antichità e contemporaneità.

L’Azerbaigian rappresenta un originale caso di multiculturalità, e gode di ottimi rapporti internazionali con tutti gli Stati che lo circondano, se si fa eccezione per l’Armenia. Il Nagorno Karabakh non ha mai avuto confini con l’Armenia, e per la sua morfologia si affaccia naturalmente verso le pianure dell’Azerbaigian e non viceversa. Dal 1923 è stata resa regione autonoma. La convivenza pacifica tra azerbaigiani ed armeni nella Regione azerbaigiana del Nagorno Karabakh ha avuto termine con l’avvio dell’indebolimento dell’URSS e da oltre 20 anni,l’Armenia ha occupato militarmente il Nagorno Karabakh, regione dell’Azerbaigian, e le sette regioni azerbaigiane circostanti, invadendo, in cifre, il 20% del territorio dell’Azerbaigian, e causando distruzioni e rovina.

Tale occupazione ha causato la morte di 30 mila cittadini dell’Azerbaigian, e ha costretto la comunità azerbaigiana del Nagorno Karabakh, regione dell’Azerbaigian, e delle 7 regioni circostanti,  ad abbandonare le proprie case.

Oggi in Azerbaigian vive oltre un milione di rifugiati e di profughi interni: 250 mila azerbaigiani che vivevano in Armenia prima del 1988 (ora rifugiati), quando sono stati oggetto di una vera pulizia etnica da parte dell’Armenia, e oltre 750 mila provenienti dai territori dell’Azerbaigian occupati dall’Armenia (ora profughi interni), di cui 50.000 dallo stesso Nagorno Karabakh, dove risiedevano fino al 1992, e 700 mila provenienti dai territori circostanti.

Quando si parla del conflitto del Nagorno Karabakh tra Armenia ed Azerbaigian è importante ricordare che ci sono quattro risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, n.822, 853, 874 e 884 del 1993, che invocano il ritiro delle forze armate armene dai territori dell’Azerbaigian occupati, che sono state ripetutamente ignorate, così come altri documenti dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, del Consiglio d’Europa, dell’Unione Europea, del Parlamento Europeo, di OSCE, della NATO, etc. Ultima in ordine temporale la Risoluzione del Parlamento Europeo del 23 ottobre 2013, in cui nel paragrafo 16 si dice che la risoluzione del conflitto del Nagorno-Karabakh tra Armenia ed Azerbaigian dovrebbe essere conforme alle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e ai principi fondamentali del Gruppo di Minsk dell’OSCE sanciti nella dichiarazione comune del G8 dell’Aquila del 10 luglio 2009.

Oggi non ci sono più azeri in Armenia, mentre solo a Baku abitano pacificamente 35 mila armeni.

Alla base di questo problema non c’è nessuna questione religiosa, ma un conflitto aperto, con il 20% del territorio azero occupato. Non si tratta affatto di un problema di natura religiosa, l’Armenia non è un paese minacciato, d’altronde l’Azerbaigian ha ottimi rapporti con tutti gli altri vicini, anche cristiani, come Russia e Georgia possono testimoniare.

Il conflitto ancora insanato del Nagorno Karabakh rappresenta l’unico problema reale che il paese si trova ad affrontare quotidianamente, e per il quale non ha smesso di sperare in una soluzione pacifica, nel rispetto del diritto internazionale, e che dunque preveda il ritiro delle truppe armene dai territori occupati, e la possibilità per profughi e rifugiati di tornare alle proprie abitazioni.

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Chi si trovi oggi a visitare l’Azerbaigian può restare colpito da quanta strada uno Stato con soli 22 anni di indipendenza abbia fatto verso la conquista della democrazia, con l’abolizione della pena di morte del 2003, l’adesione a tutte le più rilevanti risoluzioni delle Nazioni Unite e del Parlamento Europeo, una  costituzione in cui è scritto che in tema di diritti umani e di democrazia prevale il diritto internazionale.

L’Azerbaigian ha dato il voto alle donne nel 1918, e oggi ci sono donne rettori universitari, in Parlamento siede il 30% di donne. La costituzione azera è secolare, la religione è del tutto separata dallo Stato, l’Azerbaigian è un paese multi confessionale, dove la maggioranza è musulmana, il 93% circa, ma ci sono cristiani, ebrei, buddisti. Nonostante la maggioranza sia musulmana non c’è una nozione di religione di Stato, né nella costituzione viene menzionata una religione come preminente. Per lo Stato tutte le religioni sono uguali, e l’ essere multi etnici e multi confessionali è per il Paese un grande risultato di civiltà.